* di Andrea Angeli
Panta rei dicevano gli antichi greci, tutto scorre molto velocemente in mondo virtuale come quello del web dove la lotta per la conquista di posizioni di vertice assume i connotati di una guerra sempre più reale combattuta a colpi di bit.
Una continua corsa all’innovazione tra “giganti” dell’informatica di cui, negli ultimi anni, hanno potuto, almeno apparentemente, avvantaggiarsi gli utenti della rete, stimolati da nuovi servizi e applicazioni imperdibili.
Vi è però il rovescio della medaglia. Se è vero infatti che oggi possiamo comunicare con un “clic” con chiunque in qualunque parte del pianeta è altrettanto doveroso constatare come questa innata esigenza umana, in alcuni casi, si stia oggi trasformando in una sorta di “ossessione” capace di condizionare anche i rapporti umani all’interno di una società.
Certamente le cronache di questi ultimi tempi hanno mostrato in maniera inequivocabile come i social network non siano più soltanto un passatempo, ma un fenomeno ben più complesso in grado di permeare le coscienze di migliaia di persone e di veicolare con grande efficacia valori universali quali la libertà e la democrazia.
Occorre però essere ben coscienti che le reti sociali hanno ormai pervaso ogni aspetto della nostra vita quotidiana.
Anche non volendo, siamo quotidianamente stimolati e coinvolti da questa nuova dimensione virale.
Dal settore dell’informazione dove le notizie corrono sempre più veloci attraverso la condivisione su Twitter al mondo del lavoro dove i cosiddetti cacciatori di teste fanno sempre più ricorso a LinkedIn o ai video curriculum caricati su Youtube per trovare i giovani talenti o, magari, si può essere licenziati se scoperti a chattare durante l’attività lavorativa.
La chiamano la New Economy, ovvero quella che guarda ad internet come un’opportunità per crescere e fare business nel mondo offline, quello reale.
Un mondo dove per stare sul mercato bisogna essere innovativi, originali e web 2.0 .
È da qui che nasce l’esigenza per i grandi colossi di rigenerarsi continuamente.
Con la nascita e l’inarrestabile ascesa di Google e del suo motore di ricerca, a partire dall’inizio del nuovo millennio, si è spezzato il primato del “software” che per oltre dieci anni aveva dominato il mondo dell’informatica.
Il web con i suoi servizi sempre più a misura delle esigenze degli internauti è divenuto improvvisamente protagonista, tanto da guadagnarsi, nel 2006, la copertina della celeberrima rivista statunitense Time come “Person of the Year”.
Poi sono arrivati i social network, dapprima fu Myspace poi Twitter e soprattutto Facebook che negli ultimi 3 o 4 anni ha profondamente cambiato il modo di stare connessi.
Fine della storia? Certo che no.
Ecco che improvvisamente ma non inaspettatamente, rispunta Google, per la verità un po’ in ombra negli ultimi tempi, che con il suo nuovo social network, Google + punta a scalzare il predominio di Sua Maestà Facebook e a conquistare i suoi 750 milioni di utenti.
La sfida è lanciata e, come prevedibile, il terreno di battaglia sarà “social”.
Certamente non sarà facile per Google scalfire una “rete” imponente e fidelizzata come quella messa in piedi da Mark Zuckerberg nel giro di pochi anni.
Sta di fatto, però, che a partire dal 28 giugno scorso, giorno di lancio del nuovo servizio ancora in versione beta, gli smanettoni più trendy del web si sono messi immediatamente in moto per accaparrarsi gli inviti per potervi poi accedere.
Una moltitudine di richieste tale da costringere Google a operare, fin da subito, un continuo tira e molla nell’apertura degli accessi contribuendo quindi ad aumentare la curiosità e l’aspettativa di tutti coloro che desiderano assicurarsi un biglietto in prima fila per testare il social network che, a distanza di pochi giorni, vanta già quasi 5 milioni di utenti oltre una serie di applicazioni e estensioni che permettono l’integrazione con altre realtà della rete.
Ma in cosa Google + risulta differente da Facebook?
Sicuramente nella condivisione dei contenuti basata sul concetto di “cerchie” (una sistema di gestione dei contatti a metà strada tra quello di Facebook e di Twitter), un modo forse più semplice e intuitivo per impedire eventuali gaffe online, come ad esempio, quando vengono mostrate foto a persone che non vorremmo.
Vi è poi l’altra importante novità, ovvero quella di poter effettuare in maniera del tutto gratuita videochiamate (“Hangouts” in inglese) di gruppo fino a 10 utenti, cioè una sorte di piccola videoconferenza.
Probabilmente andremo incontro all’era della videochat e consapevole di questo Facebook ha prontamente risposto alleandosi con Skype e integrando la sua piattaforma. D’ora in poi sarà dunque possibile videochattare anche su Facebook.
Per il resto, come primo impatto, il profilo di Google + richiama sostanzialmente quello di Facebook con l’unica particolarità, neanche troppo originale, del “tasto +1”, una versione googlerizzata dell’ormai famoso “Like” di Facebook.
Ma siamo solo all’inizio e probabilmente il bello ha ancora da venire.
Aggioranamento: a partire dal 10 luglio l’accesso a Google+ è libero e non necessita inviti.


