Da alcuni anni a questa parte concetti come efficienza energetica ed eco-sostenibilità sono entrati a pieno titolo a fare parte del nostro lessico comune.
Malgrado ciò, alcuni studi condotti da centri di ricerca specializzati indicano che le città italiane sono ancora molto distanti degli standard ambientali che invece caratterizzano altre realtà urbane, sia in Europa che nell’America Settentrionale.
Recentemente il Global City Report 2010 redatto dall’Istituto Scenari Immobiliari ha premiato la canadese Toronto come la città più sostenibile al mondo. Purtroppo in questa lodevole classifica nessuna delle due realtà italiane prese ad esame, ovvero Roma e Milano, è riuscita a posizionarsi nelle prime venti posizioni.
Certamente nel nostro paese occorre una maggiore attenzione verso queste tematiche e spesso una più convinta propensione ad investire verso progetti innovativi.
Una lungimiranza questa che sembrano invece possedere in una piccola realtà del nostro Mezzogiorno, quello che malgrado i suoi problemi strutturali talvolta è capace di generare anche dei piccoli “miracoli”.
Torraca, un paesino di circa 1.300 abitanti in provincia di Salerno, è stata la prima città al mondo ad aver sostituito la vecchia rete di illuminazione con circa 700 punti luce a LED.
Un caso studio di eccellenza assoluta che continua a suscitare un interesse planetario tanto da indurre la stessa Toronto che, occorre ricordarlo, ha una popolazione di oltre quattro milioni di abitanti a stringere un gemellaggio proprio con la piccola cittadina del Cilento allo scopo di studiare da vicino la sperimentazione.
Ma dove sta la portata rivoluzionaria di un simile intervento?
Ebbene la sorprendente intuizione sta proprio nell’utilizzo dei LED, una tecnologia matura, che sempre maggiormente trova ampia applicazione nell’industria tecnologica e automobilistica, solo per citare gli esempi più eclatanti.
A dispetto delle tradizionali lampade questi diodi ad emissione di luce offrono infatti molti vantaggi, proporzionali all’applicazione che ne viene fatta.
Innanzitutto essi si caratterizzano per una elevata efficienza in termini di rapporto tra quantità di luce prodotta e consumo.
È stato stimato che un lampione a LED determina una riduzione dei consumi fino al 70% rispetto ai lampioni tradizionali.
Quindi un notevole risparmio energetico che si associa ad altre fondamentali caratteristiche quali una notevole affidabilità e un ciclo vitale dieci volte superiore rispetto a quello delle soluzioni convenzionali.
Riprova ne è il fatto che il comune di Torracca, grazie all’introduzione dei nuovi sistemi di illuminazione, è riuscito a risparmiare il 65% dell’energia necessaria e a ridurre del 50% i costi di manutenzione degli impianti stessi.
Un vero affare dunque con un investimento tutto sommato contenuto se, in base alle dichiarazioni degli amministratori torrachesi, i costi per la realizzazione dell’intero progetto si sono aggirati intorno ai 280.000 euro che prevedono di ammortizzare nel giro di pochi anni.
Senza dubbio si tratta di un esperimento che in un momento di difficile congiuntura economica mondiale come quello attuale mira a soddisfare un’esigenza fondamentale che caratterizza i piccoli come i grandi comuni d’Italia ovvero quella di far quadrare i bilanci, riducendo sensibilmente i costi dell’illuminazione stradale che del resto costituiscono una voce consistente della spesa pubblica.
Allo stesso tempo questo tipo di realizzazioni segnano anche il tracciato per un nuovo modo di concepire il risparmio energetico quello che concilia al contempo il rispetto per l’ambiente circostante e nuove opportunità di business.
Grazie alle caratteristiche intrinseche dei LED, sempre a Torraca, affermano infatti di aver ridotto del 90% l’inquinamento luminoso prodotto.
Un aspetto anch’esso che certamente li ha spinti a credere ancora maggiormente nelle possibilità di sviluppo dell’intero esperimento e ad indurli a realizzare quattro impianti fotovoltaici sul territorio comunale nonché una fabbrica a partecipazione pubblica per la produzione di pannelli solari.
[articolo pubblicato su Liberambiente Newsletter n.4 febbraio 2001, Centritalia Online]



