Quando si parla di scuola e di riforme all’interno di essa credo che occorra dare il segno di un inversione di rotta anche e soprattutto sotto il profilo culturale.
Appare infatti del tutto evidente come tutte le decisioni prese sull’onda ideologica dei movimenti sessantottini abbiano, col senno di poi, comportato lo sfascio della scuola italiana.
Si è pensato che concetti come ‘regole’ e ‘merito’ dovessero stare fuori dalle aule scolastiche e che tutti, studenti, bidelli, professori, presidi, sindacati e ministri, potessero fare al loro interno tutto quello che volevano. Solo così si spiegano alcune situazioni paradossali oggi vigenti all’interno della scuola italiana.
Sempre più spesso la scuola sale agli ‘onori’ della cronaca in compagnia di istituzioni altrettanto rispettabili, ma che con essa dovrebbero avere poco a che fare: i carabinieri, la polizia (insomma, le forze dell’ordine) e la magistratura.
Gli episodi di violenza e bullismo contro alunni ed insegnanti avvenuti nelle scuole rappresentano ormai la quotidiana cronaca dei telegiornali e dei quotidiani locali.
Una situazione certamente preoccupante, molto spesso figlia del crescente degrado sociale che caratterizza molte realtà urbane italiane sparse omogeneamente tra nord e sud ma che al tempo stesso riflette la fragilità di un modello educativo inadeguato.
Un modello falsamente buonista che in nome del permissivismo senza limiti ha sacrificato l’autorità dell’insegnante privandolo al contempo del suo ruolo di educatore.
E che dire dell’atteggiamento di molti neo-perbenisti quasi sempre appartenenti all’intellighenzia di sinistra, che di fronte ad una realtà difficile e per certi aspetti drammatica preferiscono coprirsi gli occhi e rifugiarsi nel comodo porto delle frasi fatte (dobbiamo educare e non reprimere) e dei palliativi (i corsi di educazione alla legalità, ad esempio, come se il rispetto delle regole della convivenza civile non fosse qualcosa che si apprende giorno per giorno, nel concreto svolgersi della vita scolastica, ma l’oggetto di una materia specifica).
A partire da questo impietoso ritratto del sistema educativo italiano credo che si possa e si debba cambiare.
La scuola al pari della famiglia e della società deve tornare a fornire messaggi forti e chiari ai giovani su ciò che è giusto e ciò che non lo è.
In tal senso una seria e attenta riflessione sul ruolo dell’autorità e della libertà nei comportamenti personali e in quelli implicati dalle relazioni interpersonali risulta quanto mai necessaria.
L’autorità non è autoritarismo e la libertà non è permissivismo come invece la sinistra vorrebbe farci credere.
Per questo la scuola del futuro, quella che ambisce a formare le giovani generazioni di questo paese, non può fare a meno di interiorizzare questa profonda antinomia applicandola quotidianamente nell’espletamento della propria funzione didattica. Se si abdica da questo ruolo, si rischia la degenerazione nell’anarchia.
Ma lo sfascio della scuola italiana non è testimoniato solamente dalle occupazioni, dalle violente contestazioni o dal bullismo dilagante ma anche e soprattutto dai dati statistici alla mano.
Gli studenti italiani per esempio hanno una media di ore di studio settimanali superiore a quella della media Ocse: 10,5 contro le 5,9 degli altri colleghi europei. Nonostante questo sforzo i risultati sono certamente non confortanti ed infatti gli studenti italiani sono in Europa quelli che entrano più tardi nel mondo del lavoro.
Anche su questo pesa inevitabilmente il fardello dell’eredità dl ’68. E si perché oltre al permissivismo la cultura sessantottina ha prodotto la cosidetta “lotta alla selezione” che ha portato alla cancellazione del merito.
Si è confusa dunque l’opportunità di studiare con il “diritto” a ricevere per forza un titolo di studio dopo un certo numero di anni. L’insegnante migliore non è più quello preparato, ma quello che promuove senza nulla chiedere.
Anche a partire da ciò credo che sia necessario interrogarsi se la bocciatura senza appello debba spettare a chi è oggi impegnato nella modernizzazione del nostro apparato scolastico ed universitario o all’ideologia della sinistra che ha negli anni prodotto lo sfascio di cui sopra?
La scuola italiana e la cultura del ’68
by L'Appunto on 16. gen, 2011 in Cultura
Tags: cultura, scuola, sessantotto
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